Battaglia di Fossalta

 

Battaglia di Fossalta
Parte battaglie tra Guelfi, Ghibellini e Impero
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Re Enzo viene scortato dalle truppe bolognesi all'interno delle mura cittadine (XIII sec.).
Data: 25 maggio 1249
Luogo: Fossalta sul Panaro, presso Modena
Esito: vittoria dei Guelfi
Schieramenti
Guelfi (Bolognesi) Truppe imperiali e ghibelline (Modena e Cremona)
Comandanti
Filippo Ugoni
Ottaviano degli Ubaldini
Enzo, re di Torres
Effettivi
3.000 cavalieri e 2.000 fanti di Azzo VII d'Este;
1.000 cavalieri e 2.800 fanti della milizia bolognese
15.000 uomini tra cavalieri e fanti
Perdite
Numerosi morti e feriti Numerosi morti e feriti; re Enzo e 400 cavalieri presi come prigionieri

 

 La battaglia di Fossalta, svoltasi nel 1249, fu lo scontro tra lo svevo re Enzo e l'esercito del Comune di Bologna.

La battaglia

Il 25 maggio 1249, nella piccola località di Fossalta presso le sponde del fiume Panaro, avvenne uno scontro storico tra gli schieramenti dei guelfi di Bologna e le forze dei ghibellini di Modena e Cremona e le truppe imperiali di Enzo di Svevia, figlio naturale dell'Imperatore Federico II Hohenstaufen. Dalla furibonda battaglia uscirono vincitori i bolognesi, che non si fecero scappare la succulenta occasione: catturarono Enzo e lo portarono in città, tenendolo come prigioniero (seppur di riguardo) in uno degli edifici che da lui tuttora ne conserva il nome, Palazzo Re Enzo.

La prigionia di Re Enzo

Quella funesta battaglia a Fossalta ad Enzo costò molto caro: non riottenne più la libertà, nonostante le ripetute minacce del padre Federico II nei confronti dei bolognesi. Fu trattato molto onorevolmente, consentendogli di ricevere visite, avere servitori e relazioni femminili, non gli fu mai però concesso di uscire dalle sue stanze.

Prima di morire, Enzo scrisse alla sua Puglia, l'amata terra che lo aveva visto bambino:

  « Va', canzonetta mia, e saluta Messere, dilli lo mal ch'i'aggio, quelli che m'à'n balilìa, sì distretto mi tene, ch'eo viver non porraggio; salutami Toscana, quella ched è sovrana in cui regna tutta cortesia; e vanne in Puglia piana, la magna Capitana, là dov'è lo mio core nott'e dia. »

Alla sua morte gli furono dedicate solenni onoranze funebri e fu seppellito (tuttora esiste la sua tomba) nella Basilica di San Domenico della stessa città che lo tenne prigioniero per ventitré lunghi anni.

Curiosità

Si narra che Enzo tentò varie volte la fuga, ed una in particolare è abbastanza famosa: pare infatti che, con il favore del cantiniere, Enzo riuscì ad uscire una notte dentro una delle botti vuote che venivano portate via dal Palazzo. Vuole però la leggenda che una donna, scorgendo la bionda chioma di Enzo sporgere da un coperchio, riuscisse a dar subito l'allarme. Vero o falso che sia, questo episodio dimostra ancora una volta quanto i Bolognesi fossero orgogliosi del blasonato prigioniero.