Le mura di Bologna: la terza cinta

La terza cinta: la Circla

Un tratto delle mura della terza cerchia presso porta Lame

L'ultima cerchia, di forma poligonale e detta cresta o circla, corrispondeva come perimetro agli attuali viali di circonvallazione, racchiudendo quindi interamente la Cerchia del Mille. La sua costruzione è databile agli inizi del XIII secolo, quando la città cominciò ad organizzarsi in quartieri annettendo i borghi esterni. Inizialmente progettata nel 1226 come palizzata di legno, solo nel 1327 ne fu iniziata la realizzazione in pietra, terminata nel 1390 ed eseguita secondo l'antica tecnica della muratura a sacco, ossia preparando due muri di mattoni paralleli e distanti tra loro circa un metro, al cui interno veniva riversato un misto di ciottolilaterizio e sabbia. Questa architettura è ancora perfettamente visibile negli tratti di mura rimasti in piedi, nonché nelle porte superstiti.

La terza cinta si estendeva per circa 7,6 km e disponeva poi di dodici porte munite di ponte levatoio per scavalcare il fossato esterno, mentre verso l'interno ad esse era addossato un terrapieno (anch'esso in parte ancora visibile) che in alcuni punti si estendeva per oltre 70 metri verso il centro della città.

Bologna racchiusa nelle sue mura nella pianta del Blaeu (1640)

Le dodici porte erano:

  • Porta Maggiore, oggi chiamata anche Porta Mazzini dal nome che ivi assume la via Emilia
  • Porta Santo Stefano, ricostruita nella forma attuale nel 1843
  • Porta Castiglione, rimaneggiata nel XV secolo
  • Porta San Mamolo, demolita nel 1903
  • Porta Saragozza, ricostruita nella forma attuale tra il 1845 e il 1847
  • Porta Sant'Isaia, detta anche Porta Pia dal 1569, demolita nel 1903
  • Porta San Felice, rimaneggiata nel 1508
  • Porta delle Lame, ricostruita nel 1677
  • Porta Galliera, ricostruita tra il 1659 e il 1661
  • Porta Mascarella, rimaneggiata nel XVI secolo
  • Porta San Donato, rimaneggiata nel XV secolo
  • Porta San Vitale, privata dell'avancorpo nel 1952

 

Il piano di abbattimento

Tra il 1902 e il 1906, le mura della terza cerchia furono abbattute seguendo le direttive del piano regolatore redatto nel 1889 che, agli occhi di oggi, verrebbe considerato perlomeno sciagurato. I sostenitori dello smantellamento ritenevano infatti quelle mura un limite per lo sviluppo cittadino, rifacendosi al modello urbanistico che il Barone Haussmann, per conto di Napoleone III, aveva applicato al centro cittadino di Parigi, facendo letteralmente piazza pulita dell'antica città medievale.

Tuttavia, le principali motivazioni a spingere verso questa soluzione erano soprattutto sociali ed economiche: a causa dello stallo nelle costruzioni edilizie, molti muratori erano infatti rimasti disoccupati, cosicché appoggiarono caldamente la proposta di smantellamento della cinta, vedendo in essa la tanto aspettata occasione di lavoro. Il comune, inoltre, poté rendere edificabili gli ampi spazi precedentemente occupati dalle mura, dal fossato e soprattutto dal terrapieno, ricavandone ingenti profitti. Su questi terreni sorgono infatti oggi numerose ville e villini, costruiti proprio agli inizi del '900.

Questo piano di abbattimento includeva anche le dodici porte ma, grazie anche all'intervento di Alfonso Rubbiani e di Giosuè Carducci, che si posero a difesa dell'interesse storico e artistico della cerchia, furono salvate quasi tutte ad eccezione di Porta San Mamolo e Porta Sant'Isaia. Per quanto anticamente considerata, come dice il nome, la più importante tra le porte bolognesi, fu avviato lo smantellamento anche di Porta Maggiore, ma la sua demolizione fu subito sospesa in seguito alla scoperta, al di sotto della costruzione settecentesca, della porta duecentesca visibile oggi.

Il progetto di restauro

 

Fra il 2007 e il 2009 è stato svolto un restauro delle porte superstiti che, con il contributo di un istituto di credito bolognese, ha coinvolto personalità del mondo della cultura e dello spettacolo della città [9]. In concomitanza del restauro si sono succeduti sulle opere provvisionali delle porte, alcune immagini e frasi dedicate alla città da parte di personaggi del mondo della musica e dei ragazzi delle scuole bolognesi [10].


Il restauro delle porte monumentali di Bologna

I lavori svolti fra il 2007 e il 2009 sono stati il primo intervento di restauro scientifico eseguito su questi monumenti. Le analisi preventive hanno individuato sei periodi di edificazione e ricostruzione. La fase di edificazione, risalente al XIII secolo, è stata individuata in tutte le porte (ad eccezione dei casseri di S. Stefano ricostruiti nel XIX secolo), caratterizzata da una sostanziale analogia costruttiva delle murature, probabilmente opera di maestranze unitarie. La prima modifica significativa risale al XIV secolo, con l'edificazione di avancorpi di protezione dei ponti levatoi, tuttora conservati a Porta S. Donato e Mascarella. Tra il XV e il XVI secolo le porte assunsero un carattere di rappresentanza, testimoniato da tracce di intonaci di colore giallo nei torrioni e rosato nei corpi. Gli interventi più significativi nei secoli successivi (XVIII e XIX secolo) sono le risistemazioni delle Porte S. Felice e Castiglione e la realizzazione ex novo di Porta Santo Stefano. Sono visibili anche porzioni di muratura edificati in appoggio alle porte durante la demolizione delle mura realizzate sia con materiale di recupero che con mattoni nuovi.

Il restauro ha coinvolto un totale di 35 operatori ed è stato condotto su tutte le porte in contemporanea. L'intervento è stato distinto in quattro fasi: i consolidamenti, la pulitura, le reintegrazioni e i protettivi.

Le zone più degradate erano le parti in arenaria. I metodi adottati per i consolidamenti sono stati differenziati: dalla imbibizione con silicato di etile all'iniezione localizzata di resine acriliche o bicomponenti. A porta Santo Stefano è stato sperimentato l'uso di una macchina operante l'intrusione del materiale consolidante sfruttando la forte depressione provocata da una pompa a vuoto.

Anche la pulitura è stata differenziata: impacchi con miscele di prodotti basico-solventi, microsabbiatura unita ad un sistema con acqua a pressione controllata, lavaggi con acqua atomizzata e l'uso di vibroscalpelli e ablatori ad ultrasuoni. Durante le fasi di pulitura di Porta Santo Stefano sono emerse le tracce di alcune indicazioni stradali dipinte a pennello della seconda guerra mondiale, alcune delle quali in lingua tedesca, che erano state nascoste da scritte vandaliche e interventi di tinteggiatura.

Le reintegrazioni delle murature sono state eseguite usando malte composte in loco, cocciopesto o polvere di marmo.

Per salvaguardare i restauri, sono stati stesi su tutte le superfici dei protettivi idrorepellenti.

Note

  1. ^ Francesca Cerioli; Ilaria Cornia, Bologna di Selenite, Bologna, Costa Editore, 2002. p. 58
  2. a b c d e f g Riportato in: Cerioli; Cornia, op. cit., pp. 59-61
  3. ^ Angelo Finelli, Bologna nel Mille, Bologna, 1927. pp. 110-113
  4. ^ Fasoli, Gina (1960-63). Momenti di storia urbanistica bolognese nell'alto medioevo. Atti e Memorie della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna (XII): pp. 313-343.
  5. ^ Franco Bergonzoni, Bononia (189 a.C.- Secolo V) in Storia di Bologna, Bologna, Bononia University press, 2005. pp. 67-98
  6. ^ Pini, Antonio Ivan (1875). Bologna bizantina: le mura di selenite o delle “Quattro Croci”. Il Carrobio (XI): pp. 264-277.
  7. ^ Alarico attaccò le città dell'Emilia, che avevano rifiutato di accettare subito Attalo come imperatore. Senza alcuna difficoltà sottomise tutte le altre ad eccezione di Bononia, che resistette parecchi giorni all'assedio: perciò Alarico, non potendo conquistarla, si recò in Liguria… (Zosimo Storia Nuova, VI, 10.)
  8. a b c d Croci dei Santi, dei Martiri, degli Apostoli e delle Vergini, sul sito della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia-Romagna.
  9. ^ restauroportedibologna.it: alcuni video
  10. ^ restauroportedibologna.it: 8 idee d'amore per Bologna

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

 

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